giovedì 30 aprile 2009
Soap opera italiana
Leggo la Stampa e mi sembra di stare vedendo una puntata dei Cesaroni. Anzi forse è meglio. Anche qui c'è una moglie gelosa, un marito birichino, dei figli irrequieti. In questa puntata lei accusa lui di essere andato ad una festa di compleanno di una diciottenne semisconosiuta, ma di non aver mai preso parte ad una festa dei propri figli. Lui ribatte che come al solito si fa fregare da quello che dicono i giornali. Come avrete capito sto parlando della Famiglia Berlusconi. A quanto pare ultimamente i due preferiscono parlarsi direttamente sui giornali, forse perchè non hanno proprio tempo di parlarsi al telefono. Ma ora chi glielo dice che agli italiani non può fregare di meno di questa soap opera? Insomma o fanno venir fuori un amante segreto bello come Roul Bova oppure possono anche smetterla perchè ormai ci stanno annoiando.
giovedì 23 aprile 2009
Al G8 tutti all'Aquila
Io sinceramente vedo più come una sventura la decisione di Berlusconi di tenere il prossimo G8 all'Aquila. L'evento potrebbe portare ulteriori disgrazie e distruzioni al popolo abruzzese già messo a dura prova dal terremoto. Perchè, voi ci credete al buon senso civile dei Black Block? Io manco un po', purtroppo.
mercoledì 22 aprile 2009
Earth day
Purtroppo ci credo sempre meno a queste iniziative ma parlarne non mi costa nulla. Oggi è la Giornata della Terra e non sarebbe male se invece di tante parole sull'ambiente per una volta passassimo tutti ai fatti.
domenica 19 aprile 2009
Parte IV: la mia nuova vita
Ci sono alcune cose che mi fanno davvero sorridere sugli svizzeri. Per prima cosa alla televisione svizzera italiana sembra che tutti siano delle copie di Aldo, Giovanni e Giacomo negli "Svizzeri". Avete presente il signor Rezzonico? Uguali. Anche se è meglio non dirglielo perchè se la prendono.
L'altra cosa che mi ha stupito è che spesso usano termini della lingua italiana a noi sconosciuti come medicamento (il nostro medicinale), il Favonio (il nostro vento Fohn), "la" Meteo, ecc... Inoltre nelle pubblicità ci si rivolge allo spettatore dandole del "lei". Per esempio dicono "Si informi presso il centro assistenza più vicino" oppure "informi i suoi congiunti". Cosa che mi è sembrata a dire il vero parecchio strana perchè in Italia nelle pubblicità di solito si rivolge allo spettatore utilizzando il tu....
Un aspetto a cui non riuscirò mai ad abituarmi infine (e qui mi ricollego al commento di Pepenero al precedente post), sono gli orari dei negozi che chiudono tutti alle 18:30 in settimana mentre al sabato alle 17. La domenica è un muortuorio: non un'anima in giro, non un negozio aperto. Ma dove vanno tutti? Spero di scoprirlo presto!
L'altra cosa che mi ha stupito è che spesso usano termini della lingua italiana a noi sconosciuti come medicamento (il nostro medicinale), il Favonio (il nostro vento Fohn), "la" Meteo, ecc... Inoltre nelle pubblicità ci si rivolge allo spettatore dandole del "lei". Per esempio dicono "Si informi presso il centro assistenza più vicino" oppure "informi i suoi congiunti". Cosa che mi è sembrata a dire il vero parecchio strana perchè in Italia nelle pubblicità di solito si rivolge allo spettatore utilizzando il tu....
Un aspetto a cui non riuscirò mai ad abituarmi infine (e qui mi ricollego al commento di Pepenero al precedente post), sono gli orari dei negozi che chiudono tutti alle 18:30 in settimana mentre al sabato alle 17. La domenica è un muortuorio: non un'anima in giro, non un negozio aperto. Ma dove vanno tutti? Spero di scoprirlo presto!
lunedì 13 aprile 2009
Parte III: il viaggio verso la nuova vita
Avevo la macchina stra colma di roba per cui sapevo già che mi avrebbero fermato alla dogana. E sfoggiare il mio migliore sorriso alla guardia di frontiera non sarebbe valso a nulla...
Lato italiano: “Salve. Cosa fa? Si trasferisce in Svizzera?” chiede il finanziere. “Sì, per lavoro” rispondo. “Ah vedo dalla sua carta d'identità che la sua professione è ingegnere. Ma quindi è un cervello in fuga?” chiede il finanziere. Seguono dieci minuti di interessanti elucubrazioni sulla situazione dei giovani in Italia e sul futuro del nostro paese.
Lato svizzero: “documenti” chiede la guardia. “libretto del veicolo”. “Cosa trasportate? Qualcosa di valore? Dove andate? Perchè? Cosa fate in Svizzera?” Ecc....
Man mano che mi allontano dal mio paese un senso di amarezza mi travolge. Qui sono una immigrata, devo farmi un permesso di soggiorno (cosa per niente difficile dal momento che ho un contratto di lavoro in mano), devo parlare un'altra lingua che non mi appartiene, devo abituarmi a delle usanze non mie. E' tutto certamente più difficile, lontano da amici e famigliari. Ma l'ho già provata una volta questa sensazione, nello stesso paese anni prima. E' questione di abitudine, col passare del tempo diventa la normalità ed uno si ritrova anche a pensare in francese. Penso alla serie di persone che conosco, laureate in Italia come me, ma che ora sono all'estero per lavoro. E la rabbia sale.... ma poi arrivo alla mia casetta e rifletto: per la prima volta a 26 anni riesco a vivere in una casa da sola, senza coinquiline, tutta mia, con i mobili che piacciono a me, nuovi. E le lacrime mi salgono agli occhi. In Italia quanto avrei ancora dovuto aspettare prima di averne una? Sorrido alla mia nuova vita che mi attende.
Lato italiano: “Salve. Cosa fa? Si trasferisce in Svizzera?” chiede il finanziere. “Sì, per lavoro” rispondo. “Ah vedo dalla sua carta d'identità che la sua professione è ingegnere. Ma quindi è un cervello in fuga?” chiede il finanziere. Seguono dieci minuti di interessanti elucubrazioni sulla situazione dei giovani in Italia e sul futuro del nostro paese.
Lato svizzero: “documenti” chiede la guardia. “libretto del veicolo”. “Cosa trasportate? Qualcosa di valore? Dove andate? Perchè? Cosa fate in Svizzera?” Ecc....
Man mano che mi allontano dal mio paese un senso di amarezza mi travolge. Qui sono una immigrata, devo farmi un permesso di soggiorno (cosa per niente difficile dal momento che ho un contratto di lavoro in mano), devo parlare un'altra lingua che non mi appartiene, devo abituarmi a delle usanze non mie. E' tutto certamente più difficile, lontano da amici e famigliari. Ma l'ho già provata una volta questa sensazione, nello stesso paese anni prima. E' questione di abitudine, col passare del tempo diventa la normalità ed uno si ritrova anche a pensare in francese. Penso alla serie di persone che conosco, laureate in Italia come me, ma che ora sono all'estero per lavoro. E la rabbia sale.... ma poi arrivo alla mia casetta e rifletto: per la prima volta a 26 anni riesco a vivere in una casa da sola, senza coinquiline, tutta mia, con i mobili che piacciono a me, nuovi. E le lacrime mi salgono agli occhi. In Italia quanto avrei ancora dovuto aspettare prima di averne una? Sorrido alla mia nuova vita che mi attende.
giovedì 9 aprile 2009
La stampa estera contro Berlusconi
Mi spiegate come faccio a spiegare qui che si trattava esclusivamente di una semplice e "divertente" battuta?


domenica 5 aprile 2009
Parte II: il trasloco
Le mie ultime parole famose? “Non ho tanta roba a Torino, nessun mobile, solo alcuni abiti, per cui riuscirò sicuramente a fare tutto da sola”. Mi sono accorta che una donna riesce ad accumulare un'infinità di cose in pochi metri quadri e in brevissimo tempo. Ed è sconvolgente di quanta roba riesca a far stare in un armadio! Ma ancor più sconvolgente è vedere quante cose si riescano a mettere in una Lancia Y. Il segreto sta nell'applicare le regole di tetris. Il risultato è un auto in stile profughi, ma l'apparenza non conta, ciò che conta è che si riesce a trasportare tutto ciò che si vuole. Ci sono state scommesse sul fatto se io riuscissi o meno a trasportare tutto: nessuno aveva fiducia nelle mie capacità, ma alla fine vi posso dire che ce l'ho fatta a portare ogni mia cosa da quella casa. E il tutto dopo una notte insonne (ribattezzata come Laura's last night in Turin), trascorsa insieme alla mia fedelissima coinquilina futura emigrante in una discoteca della città. Sono davvero strabiliata dalle mie infinite risorse.....
Il ritorno sul blog
Dopo più di un mese, dopo aver raggiunto uno stato di quasi stabilità, ritorno a scrivere su queste pagine. Le ultime settimane sono state dense di avvenimenti. Vi avevo lasciato con la notizia che sarei emigrata. Ora mi trovo in Svizzera, nella parte francofona. Avrei così tanto da scrivere, da raccontarvi che non so dove iniziare prima! Per questo motivo nei prossimi giorni poco per volta vi racconterò tutto quanto, suddividendolo nelle parti salienti.
Parte I: Il saluto all'Italia
Questa è stata la parte più difficile. Certo la Svizzera non è lontana, ma questo
trasferimento ha significato dire un semi-addio a molti amici che non avrò probabilmente più occasione di rivedere perchè le strade si divideranno per sempre, difficile che io ritornerò a Torino.... Torino è una città particolare, con tanti aspetti negativi, ma se frequenti i posti giusti (niente porta palazzo per intenderci) è una città splendida. E dopo anni ormai avevo accumulato un bel po' di amici e avevo imparato a frequentare i posti giusti. Le ultime settimane prima della mia partenza sono state segnate da uscite praticamente ogni sera. C'era sempre qualcuno da salutare, con cui scambiarsi un regalino, con cui commuoversi ripensando al passato. Cene, aperitivi (quelli sì che mi mancano, gli aperitivi-cena, ma perchè qui non ci sono??), cinema: alla fine non avevo una sola serata libera. E per uscire con me bisognava prendere un appuntamento minimo una settimana prima, manco fossi una star holliwoodiana. Ogni singolo avvenimento al lavoro, in casa con le mie coinquiline, in giro per la città veniva vissuto come l'ultimo, il che vi posso assicurare che è straziante perchè sembra che uno stia andando verso una condanna a morte. Il caso vuole che anche la mia coinquilina storica stia per emigrare per lavoro (ebbene sì un altro cervello in fuga, ingegnere come me), per cui anche lei viveva la stessa emozione da dead man walking. Ma quanti musei ci mancavano ancora da vedere a Torino? Oddio e la Mole? Non si può partire senza essere salite sulla Mole, sia di notte che di giorno. Bene, questa è stata la frenesia che ha caratterizzato le mie ultime settimane. Un periodo bellissimo, ma allo stesso parecchio triste perchè ha segnato la fine di un mio periodo di vita , quello che definirei “torinese”, iniziato anni prima con l'università.
Parte I: Il saluto all'Italia
Questa è stata la parte più difficile. Certo la Svizzera non è lontana, ma questo
trasferimento ha significato dire un semi-addio a molti amici che non avrò probabilmente più occasione di rivedere perchè le strade si divideranno per sempre, difficile che io ritornerò a Torino.... Torino è una città particolare, con tanti aspetti negativi, ma se frequenti i posti giusti (niente porta palazzo per intenderci) è una città splendida. E dopo anni ormai avevo accumulato un bel po' di amici e avevo imparato a frequentare i posti giusti. Le ultime settimane prima della mia partenza sono state segnate da uscite praticamente ogni sera. C'era sempre qualcuno da salutare, con cui scambiarsi un regalino, con cui commuoversi ripensando al passato. Cene, aperitivi (quelli sì che mi mancano, gli aperitivi-cena, ma perchè qui non ci sono??), cinema: alla fine non avevo una sola serata libera. E per uscire con me bisognava prendere un appuntamento minimo una settimana prima, manco fossi una star holliwoodiana. Ogni singolo avvenimento al lavoro, in casa con le mie coinquiline, in giro per la città veniva vissuto come l'ultimo, il che vi posso assicurare che è straziante perchè sembra che uno stia andando verso una condanna a morte. Il caso vuole che anche la mia coinquilina storica stia per emigrare per lavoro (ebbene sì un altro cervello in fuga, ingegnere come me), per cui anche lei viveva la stessa emozione da dead man walking. Ma quanti musei ci mancavano ancora da vedere a Torino? Oddio e la Mole? Non si può partire senza essere salite sulla Mole, sia di notte che di giorno. Bene, questa è stata la frenesia che ha caratterizzato le mie ultime settimane. Un periodo bellissimo, ma allo stesso parecchio triste perchè ha segnato la fine di un mio periodo di vita , quello che definirei “torinese”, iniziato anni prima con l'università.
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