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giovedì 1 novembre 2012

Una serata a Bruxelles

La settimana scorsa ero a Bruxelles per lavoro. Non trovo questa città particolarmente bella, ma é piacevole la sera fare due passi per il centro (sempre che il vento gelido del Belgio non vi faccia rintanare in uno dei tanti pub). Il punto più bello di Bruxelles é sicuramente la grande piazza che con le luci della sera assume un fascino particolare. I quartieri attorno sono pieni di localini e ristorantini che la sera si animano e si riempiono di turisti da tutto il mondo. È piacevole sedersi al tavolino di un bar e, gustandosi una fresca birra belga, osservare la pioggia che batte sui vetri (ogni volta che penso a Bruxelles mi viene in mente una città grigia e piovosa...) e i passanti che corrono per le strade. Quando la temperatura é più clemente, adoro inoltre osservare le vetrine colme di gauffres ricoperti da frutta e panna e di cioccolatini (mi raccomando, non dite mai ad uno svizzero che il cioccolato belga é il migliore: parlo per esperienza), vetrine che per l'occasione era allestite con zucche e streghe. 
Venerdì scorso dopo una breve passeggiata per il centro (sì, purtroppo il vento gelido del Belgio era presente) sono andata in un piccolo localino che adoro per le torte salate fatte in casa.

domenica 22 gennaio 2012

Evviva il Carcassonne!

C'é un gioco che mi sta facendo impazzire da un po' di settimane. È un gioco di società tedesco, in cui prevale la strategia ed un po' di fortuna. Si chiama Carcassonne. Lo conoscete? Si sa i tedeschi adorano i giochi di società e ne hanno fatti davvero tanti. Questo é però tra i giochi più conosciuti a livello mondiale e tra i più tradotti. Ha vinto anche il premio Spiel des Jahres (prestigioso premio per giochi da tavolo assegnato annualmente tra i giochi pubblicati in Germania) nel 2001.
I giochi da tavola sono molto in voga qui in Svizzera. Perché in inverno, dopo una lunga sciata, si ritorna allo chalet e, prima di cenare con una bella fondue, si suona la chitarra e si gioca ai giochi in scatola. Non é un luogo comune, qui capita davvero di organizzare wekeend simili tra amici, affittando uno chalet in montagna (e parlo anche per esperienza personale). A maggior ragione quest'anno, dove ci sono tonnellate di neve!
Ma ritorniamo a noi. Il gioco Carcassonne prende il nome dall'omonima città francese, in cui io personalmente non sono mai stata ma mi dicono sia una città medievale. In effetti, il gioco consiste nel creare un paesaggio medievale posizionando vari tipi di tessere, che rappresentano una parte di città, un tratto di strada, o altre tipi di paesaggio. Lo scopo é quello di completare più città, strade, fiumi, ecc. attraverso tali tessere. Detto così sembra banale, ma in realtà può diventare molto complesso grazie alle molteplici espansioni esistenti e può tramutarsi in una lotta all'ultimo sangue tra avversari!
Presa dalla mania del Carcassonne, ho inziato a cercare su internet ed ho trovato siti in cui é possibile giocare online a distanza e fan club sparsi un po' in tutta Italia. Ed io che pensavo fosse un gioco semi-sconosciuto! Comunque quale modo migliore di passare un freddo pomeriggio tra amici? Evviva il Carcassonne! Ma voi lo conoscete?


domenica 15 gennaio 2012

Lo sci non é solo uno sport

Il primo passo verso l'integrazione in Svizzera non é saper parlare la lingua, non é conoscerne la cultura. Ai primi posti viene il saper sciare. 
Devi saper sciare perché:
- ogni anno la tua azienda organizza il weekend di sci con tutti i colleghi. E quando tutti saranno amichevolmente sulle piste insieme, ridendo e scherzando, tu sarai quella a bordo pista che li osserva annegando l'amarezza in un bel vin brulé;
- gli amici che sei riuscito faticosamente a conoscere dopo sabati sera passati davanti alla TV, decidono di affitare uno chalet e ti invitano ad unirti a loro. Mentre loro passeranno le giornate a snowbordare e sciare, tu li attenderai nello chalet giocando da sola a Carcassonne.
Io sono nata e cresciuta a pochi minuti dalle piste da sci e non lontano dalle piste dei giochi olimpici del 2006. Questo per fortuna gli svizzeri qui non lo sanno. Basta dire che sono italiana e subito nei loro occhi vedo un'occhiata di solidarietà. In Italia c'é il mare, il sole, la pizza e il mandolino. Insomma é normale non saper sciare. 
La prima volta che ho messo un paio di sci nei piedi avevo 26 anni. Da allora sono caduta più volte, ho rischiato di cadere in un fiume, ho abbattutto degli alberelli in plastica, mi sono stirata un legamento ed ho zoppicato per 2 mesi. Insomma, si vede chiaramente lontano un chilometro che lo sci non é uno sport che fa per me. Nonostante ciò, io persevero. Anche perché, come detto sopra, lo sci é un passo verso l'integrazione. Negli ultimi anni ho fatto un bel po' di miglioramenti ma dal momento che qui si impara prima a sciare di camminare, non bastano. Oggi ho deciso che quest'anno devo assolutamente mettermi quelle cose nei piedi che si chiamano sci, attaccarmi a quella fune che si chiama skylift e scendere in maniera decente, vietata la tecnica a spazzaneve. Ce la devo fare.
Oggi c'era un sole pazzesco e un cielo limpido, ma mi sono detta che lo sci poteva ancora aspettare (sì, perché il mio piano d'attacco ho deciso che partirà il prossimo weekend). Mi sono messa quindi un paio di racchette nei piedi e mi sono fatta una lunga camminata nella neve. Io, la montagna e il cielo limpido. Una sensazione di pace e solitudine che lo sci non potrà mai trasmettermi.

Aggiornamento: per favore, ricordatevi di votare Lucky qui. Per il voto é necessaria la registrazione. Grazie mille! :)



Foto fatte con il telefonino (per questo la qualità é un po' limitata...)

domenica 18 dicembre 2011

La fauna tipica locale

Ieri sera mi é capitato di tornare a casa con l'ultimo treno della notte. Era da un po' che non mi accadeva e ciò mi ha permesso di ammirare meglio la "fauna" locale con età media compresa tra i 14 e i 18 anni.
Il maschio tipico svizzero di questa età ha 3 caratteristiche principali:
1. il cappello da baseball rigorosamente appoggiato sulla testa, che se c'é un po' di vento vola via in un batter d'occhio. Non ho mai capito davvero l'utilità di portare un cappello appoggiato sul capo;
2. i jeans sotto al sedere, con le mutande bene in vista. Anche qui ad essere sincera non ho mai capito il perché portare dei pantaloni che stanno a malapena su... ed infatti alcune volte non assolvono sempre appieno la loro funzione, costringendo la persona che li indossa a riportarli un pochino su e ad evitare che il fondoschiena venga mostrato del tutto  (come se non fosse già abbastanza in mostra);
3. l'andatura un po' dondolante, anzi direi proprio zoppicante, stile mi sono appena preso una storta e mi sono fatto un male cane.
Questi personaggi si muovono con grande sicurezza, ma soprattutto con gran rumore. Di solito il loro arrivo viene percepito molti metri prima ed annunciato da una musica stile rap oppure house/techno (a seconda che si tratti di un soggetto un po' più rapper o truzzo). Infatti, solitamente questi personaggi vanno in giro con una radiolina portatile con musica ad alto volume perché hanno bisogno di dire a tutti, ma proprio a tutti (pure al passeggero appisolato sul sedile dell'ultimo treno della notte) che loro sono lì.
Trovo che a volte osservare i passanti é più interessante (e divertente) che guardare un film. E la cosa buffa é che vedo lo stesso identico tipo di personaggi anche quando rientro in Italia. Anche questo é il risultato della globalizzazione...

Vi lascio con questa foto, scattata poche ore fa dalla finestra di camera mia. In Svizzera é arrivata finalmente la tanto attesa neve! (E a quanto pare ci accompagnerà tutta la prossima settimana, ahimé...)


domenica 27 novembre 2011

Il pianeta solitario

Ieri mi sono messa a leggere l'atlante di Gaia della Zanichelli. Sembra un libro per bambini, pieno di figure e colori, ed in parte lo é. Parla dell'ecologia, dell'equilibrio terra-uomo, della gestione delle risorse, l'evoluzione dell'uomo.
C'é un capitolo al suo interno che mi ha profondamente colpito, si intitola "Verso un pianeta solitario". Si legge:
"Gli esseri umani hanno raggiunto una coscienza di sé che li separa dalle altre forme di vita e da' loro predominanza su di esse. [...] A mano a mano che la specie umana crea attorno a sé una desolazione sempre crescente, essa rischia di trovarsi isolata su un pianeta distrutto. [...] In questa furiosa ricerca di prosperità si trovano i semi della disperazione più profonda."
Ho trovato questa frase di una verità disarmante. Nell'istante in cui l'ho letta si é fatta strada nella mia mente una serie di riflessioni. È come se avessi tovato la chiave alla spiegazione di tutto. Così semplice eppure non so perché mi ha catturata...

Ci sembra che tutto sia dovuto, che la natura sia a nostra disposizione e da qui ci prendiamo tutti i diritti nel distruggerla e farne ciò che vogliamo. Ci attorniamo di specie animali addomesticate che rispondono ai nostri comandi. Distruggiamo la natura e per trovare le risorse siamo costretti ad andare sempre più lontano. Quando la natura recede, recedono anche le prospettive di un vivere migliore. Viviamo sempre più in un pianeta solitario e ciò é diventato talmente la normalità che non ci sconvolge più di tanto. Non ci sconvolge il fatto che distruggiamo un ecosistema per costruirci una casa, così come non ci sconvolge il fatto che sono più le volte che chattiamo su facebook con uno sconosciuto piuttosto che le volte che parliamo con nostra madre o il nostro compagno. Vivimo in un mondo asettico in cui preferiamo rimanere rintanati in casa piuttosto che interagire con l'universo, preferiamo i rapporti cibernetici piuttosto che quelli reali, preferiamo fare a pezzi il mondo reale per potercelo guardare poi nelle foto o alla televisione.

Mi rendo conto che forse é un post un po' delirante questo, non proprio chiarissimo. Ma nella mia mente tutto si é perfettamete allineato ed appare di una limpidezza impressionante. Avevo bisogno di mettere per iscritto questi pensieri.

Con queste parole Norman Myers conclude: "Alla fine potremo forse raggiungere il nostro scopo, eliminando ogni concorrente nello spazio vitale di questa Terra affollata. E quando l'ultimo essere sarà stato eliminato, avremo fatto di noi i signori della Creazione. Ci guarderemo attorno e non vedremo altri che noi stessi. Finalmente soli."

domenica 17 gennaio 2010

Ma sti bamboccioni chi sono?

Sembra quasi che la parola "bamboccione" sia entrata ufficialmente nel dizionario della lingua italiana. Proprio oggi Brunetta ha ammesso di essere stato lui stesso un bamboccione in passato ed è arrivato a proporre un'idea destinata a far discutere: una legge che obblighi i figli ad uscire di casa a 18 anni. Dunque è lotta contro i bamboccioni. Ma che cosa significherà esattamente questo termine? Secondo "l'autorevole" fonte del Wikizionario il bamboccione è una persona dal comportamento infantile. Bamboccione è anche un uomo belloccio, non molto intelligente. Secondo me qui è necessario fare un po' di chiarezza....Prima di tutto c'è bamboccione e bamboccione. Cioè non si può generalizzare e considerare tutti i maggiorenni che vivono con i genitori come degli stupidotti. Per esempio io fino a 25 anni ho vissuto a carico dei miei genitori semplicemente perchè frequentavo l'università e non arrivavo purtroppo a pagare affitto, retta universitaria, ecc... dando allo stesso tempo esami e lavorando. Appena però ho avuto il primo lavoro (stage da 600 euro al mese) il sicuro tetto famigliare l'ho abbandonato. Certo non arrivavo a pagarmi un affitto di un appartamento in una grande città per cui condividevo la casa con altre persone. Insomma, io non mi considero affatto un bamboccione! Tra i maggiorenni che vivono ancora con mamma e papà ci sono poi gli ultraventenni che lavorano da anni ma vivono ancora "in casa" perché è troppo comodo non dover stirare e trovarsi la cena calda quando si arriva la sera. Quelli io non li definirei bamboccioni, magari sono infantili ma stupidi no. Tutt'altro! Hanno scelto la via più facile, quella più comoda. A chi non piacerebbe avere una colf a disposizione 24 ore su 24 gratis? In più questa colf è speciale, è la mamma che conosce alla perfezione il proprio figlio, i suoi gusti, le sue preferenze. Forse il termine più giusto per queste persone è "furbi approfittatori"... Poi c'è la categoria dei fuori corso, degli studenti universitari che in aula ci vanno tanto per scaldare i banchi o proprio non ci vanno affatto ed allo stesso tempo vivono completamente a carico dei propri genitori. Sanno che non potranno continuare in questo modo per sempre, ma a loro sta bene così ed al futuro proprio non ci pensano. Ecco, loro sono esattamente dei bamboccioni anche se questo termine non è ancora realmente appropriato. Meglio forse definirli chiaramente cretini.
Quindi smettiamola di usare a caso questo termine, anzi se proprio si smettesse di usarlo sarei più felice, così eviteremmo di trovarcelo tra un paio di anni tra le nuove aggiunte dello Zanichelli. E poi se i figli mantenuti esistono non è colpa dei ragazzi stessi, ma della società, dei genitori e perfino della legge che li tutela pure!
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