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mercoledì 6 ottobre 2010

Il fiume rosso

Se non l'avevate ancora capito, io lavoro nel settore ambientale. E per quelli che pensano ambiente= immondizia (e sono in tanti perché me lo sento dire spessissimo), bé dico loro che non é così. Io infatti non mi occupo di immondizia. Ciò non vuol dire che non mi scandalizzi quando vedo in televisione le immagini da terzo mondo che arrivano da Napoli con rifiuti dappertutto. Mi scandalizzo sì, ma ormai ci abbiamo tutti fatto quasi il callo a queste immagini, perfino gli svizzeri che dicono "vabbé, quella è l'Italia e in Italia c'è la mafia, che ci vogliamo fare....". Ma non é di immondizia che voglio parlare. Perché se c'è qualcosa che mi ha sconvolto più dei rifiuti di Napoli e del disastro della BP (difficile a dirlo, ma é così), é il disastro ambientale che sta avvenendo in questi giorni in Ungheria. Un fiume carico di rifiuti tossici e metalli pesanti sta contaminando mezza Ungheria e si sta diffondendo sepre più. Un fiume che dove passa porta distruzione e morte. Distrutti e contaminati (per sempre) le coltivazioni. Uccisi tutti gli animali che bevono quell'acqua. Intossicati e ustionati gli umani che vengo a contatto con quel fiume. Ed ora le acque rischiano di raggiungere il Danubio. Credo che questo possa essere la trama perfetta per un film horror. Una scena che chiunque lavori nel settore ambientale (e non solo) non vorrebbe mai vedere. Non ho idea se si potrà mai tra anni ed anni porre rimedio a questo disastro. Sinceramente penso proprio che l'uomo non riuscirà mai a trovare un rimedio. Per tale motivo, il valore economio di questro disastro ambientale é inestimabile.I metalli pesanti resteranno nel suolo, nell'aria, nel cibo per sempre. E i metalli pesanti sono cancerogeni. Un altro tassello del puzzle dell'autodistruzione dell'uomo é stato aggunto.

sabato 26 giugno 2010

Parlando di ambiente...

La marea nera causata da BP non si è ancora arrestata. I media ne stanno parlando di meno ma ciò non vuol dire che sia tutto finito. Un ecosistema è distrutto ormai, questo si sa, ma la macchia nera di petrolio continua ad allargarsi sempre di più perché nessuno è completamente riuscito ad arrestare ancora la fuoriuscita. In questo sito potete avere un aggiornamento continuo sulla quantità dispersa in mare e avere un'idea dell'estensione della macchia nel caso in cui l'epicentro della fuoriuscita fosse casa vostra. Davvero inquietante... Intanto la proposta di Obama di arrestare temporaneamente la trivellazione di nuovi pozzi petroliferi nelle coste statunitensi di Atlantico e Pacifico sembra essere stata respinta. Ancora una volta gli interessi economici hanno prevalso su quelli ambientali. Così come è accaduto al recente vertice di Agadir sulla caccia alle balene dove si è dovuto constatare per ora il fallimento del tentativo di trovare un compromesso tra i Paesi favorevoli alla caccia e quelli contrari. Mi viene sempre di più da chiedermi: ma dove andremo a finire? Davvero l'uomo è più propenso all'autodistruzione piuttosto che alla rinuncia di guadagni economici?

mercoledì 2 giugno 2010

Sprofondati nel centro della terra

Ieri era una giornata così e così. Ero in uno stato annoiato. Che poi non potevo neanche rincuorarmi pensando che oggi sarebbe stato un giorno di vacanza, perché qui ovviamente, non essendo l'Italia, oggi si è lavorato. Allora mi sono messa a perdere tempo su internet finché non mi sono imbattuta in questa immagine. Ed allora ho pensato subito ad una bufala. Solo che (purtroppo) non è così: la foto è apparsa sulla pagina flickr del governo del Guatemala ed è assolutamente vera. Un palazzo di 3 piani è sprofondato di colpo. Una voragine l'ha inghiottito. Sembra che la causa sia legata alla presenza di uno spazio vuoto, una sorta di grotta enorme, proprio sotto il palazzo. Centinaia gli evacuati, mentre non è ancora chiaro il numero dei morti. Queste immagini sono agghiaccianti ed allo stesso tempo estremamente affascinanti...

sabato 1 maggio 2010

Catastrofe ambientale nel Golfo del Messico

Sto guardando sconcertata le immagini di questi giorni della marea nera al largo del Golfo del Messico. Stiamo assistendo all'ennesima catastrofe ambientale, forse la più grande mai vista prima. È triste dover assistere impotenti a questa tragedia. L'esplosione e l'affondamento di una piattaforma petrolifera ha in pochi giorni causato questo disastro. Un cataclisma causato dall'inefficenza del sistema di blocco automatico che avrebbe dovuto arrestare il flusso in caso di incidente e che però non ha funzionato.
Il mondo intero, capeggiato da Greenpeace, grida alla tragedia. Migliaia di animali tra pesci, uccelli e mammiferi, rischiano di morire nelle prossime ore. Inoltre c'è il rischio che la marea nera raggiunga, alimentata dal vento e dal brutto tempo delle ultime ore, i delta del Mississippi, costituito da infiniti canneti in cui vivono moltissime specie selvatiche. Se così fosse ripulirlo sarà un’impresa proibitiva e ci vorranno anni, se non decenni, per liberarsi totalmente dalla marea nera.
Insomma, nel Golfo del Messico un'intera catena alimentare è in pericolo di vita, un intero ecosistema è a rischio di completa e definitiva distruzione e, in ultimo, c'è anche l'uomo a rischio: l'economia della popolazione locale è infatti basata prevalentemente sulla pesca.
L'uomo ne ha combinata un'altra delle sue. E questa volta non sarà così facile rimediare il disastro causato, forse sarà proprio impossibile.
Si fanno tanti discorsi a livello mondiale e nazionale sulla tutela dell'ambiente, tutti abbiamo ogni giorno sulla bocca la parola "ambiente". Il problema è che se non iniziamo da oggi a mettere in pratica le tante parole, un giorno ci accorgeremo che sarà troppo tardi. E questa ultima catastrofe lo dimostra.
Sto davvero male a vedere le immagini di tutti quegli animali recuperati morti e ricoperti interamente di olio. E al senso di impotenza si aggiunge quello della rabbia. Perché, se solo lo volessimo, le alternative esistono. Solo che costano in termini economici, di fatica, di energia e impegno. Non sono un'ecologica estremista, ma credo nel concetto di sostenibilità, ambientale ed economica. Insomma, un accordo tra ambiente e sviluppo si può trovare. Ed a questo ora tutti dobbiamo puntare. I nostri politici, ma non solo. La gente comune se la prende spesso e non a torto con le scelte dei politici, dimenticando però che si incomincia anche dai piccoli gesti quotidiani e, dalle lampadine a risparmio energetico ai trasporti pubblici, potrei farne qui una lista lunghissima. Piccoli gesti quotidiani che spesso non vengono proprio presi in considerazione. E allora prima di gridare tanto allo scandalo, facciamoci un esame di coscienza e chiediamoci nel nostro piccolo cosa abbiamo fatto per contribuire in parte a questo disastro.

domenica 4 ottobre 2009

Messina: dopo il disastro

Massimo rispetto e commozione per tutte le vittime della catastrofe di Messina.
Ma dopo il disastro come sempre il dubbio nasce. Come è possibile che si sia costruito su un terreno ad alto rischio di movimentazione? I relativi studi di fattibilità non sono stati fatti? Non è che ci saranno delle case abusive lì? E poi visto che siamo in Sicilia, una domanda viene d'obbligo: quale funzionario di turno avrà chiuso un occhio per permettere di costruire in un luogo del genere? Ma forse (anzi sicuramente) questa ultima domanda me la sarei dovuta fare in ogni caso, anche se fossimo stati in un'altra regione. Intanto ci sono state delle morti innocenti, non avrò mai risposta alle mie domande e ancora una volta la mafia ci marcerà sopra i soldi destinati alla ricostruzione che arriveranno dal Nord. Stessa storia già vista moltissime altre volte. Purtroppo.
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