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mercoledì 21 luglio 2010

Il popolo delle agende rosse

Pochi giorni fa si é celebrato l'anniversario dell'assassinio del giudice Paolo Borsellino, ucciso assieme alla sua scorta il 19 luglio 1992. Si è tenuta una marcia per non dimenticare quel giorno. Un popolo silenzioso ha sfilato per le vie della città mostrando tante piccole agende rosse nelle mani. E proprio l'agenda rossa è diventato il simbolo di questo attentato. Per ricordare quella del giudice Borsellino, che lui si portava sempre dietro, misteriosamente scomparsa dopo l'omicidio. Doveva essere una marcia per ricordare ma anche per ribadire che il popolo siciliano proprio non ci sta a sottostare alla mafia e che ha ancora la forza per far sentire la propria voce. Un piccolo e timido segnale pacifico di ribellione. Ed invece pare sia stato un flop. Poco più di un centinaio le persone che hanno sfilato. La verità é che i palermitani hanno preferito andare al mare. Senza parole.

domenica 22 novembre 2009

L'inferno di Saviano

Ho terminato di leggere anche il secondo libro di Saviano "La bellezza e l'inferno". Questo libro è una raccolta di scritti del 2004-2009. Volete sapere la mia impressione? Ancora una volta Saviano ha centrato il bersaglio. Va dritto al cuore e ti lascia senza fiato. Ma quello che colpisce di più sono i racconti della sua vita attuale. Saviano ha 3 anni in più di me e da quando ha scritto e pubblicato Gomorra la sua vita ha subito un drastico cambiamento. Perennemente sotto scorta, deve cambiare spesso il luogo in cui vive. Spesso fatica a trovare persino qualcuno che gli affitti una casa perchè ha paura. Saviano non può uscire tranquillamente a bersi una birra con i suoi amici. Ogni suo incontro, ogni sua uscita è attentamente controllata. Controllata dalla scorta con lo scopo di difendere la sua vita, controllata dalla mafia con lo scopo di farlo fuori una volta per tutte. Come lui stesso dice alla fine del suo libro "Chi scrive muore". Questo lui lo sa, l'ha sempre saputo e nonostante ciò ha scritto. Molti suoi conoscenti, suoi compaesani, dicono che Saviano in un certo senso se l'é cercata. Quindi oltre il danno, anche la beffa. C'è chi cerca di ucciderlo e chi cerca di diffamarlo. Roberto Saviano è a tutti gli effetti un martire della società moderna, pronto a sacrificare la sua vita per la patria. Ha deciso di vivere in un inferno la sua vita pur di scrivere quello che sapeva. Quanti l'avrebbero fatto al suo posto? Nel sud d'Italia in cui vige l'omertà Saviano è andato contro corrente, sfidando tutti e tutto. Quanti a soli 30 anni avrebbero avuto il suo coraggio?
Così scrive Saviano nel suo ultimo libro: "Sabato, domenica, giorni mortali. Nel ventre quasi vuoto e immobile di una grande, vecchia balena fatta per operare. Mentre fuori intuisci movimento, senti grida, c'è il sole, è già estate. E capita che sai pure dove sei, sai che se potessi uscire, in due minuti passeresti davanti alla tua vecchia casa, la prima dove ti dissero "mo' finalmente te ne stai andando", e in altri cinque o dieci saresti al mare. Ma non puoi farlo. Però puoi scrivere. Devi scrivere. Devi e vuoi continuare." E continua a scrivere, Roberto, ti prego. Continua a credere che il mondo possa migliorare, le cose possano cambiare. L'Italia ne ha bisogno e un testo pericoloso può far più paura di molte parole al vento.

domenica 4 ottobre 2009

Messina: dopo il disastro

Massimo rispetto e commozione per tutte le vittime della catastrofe di Messina.
Ma dopo il disastro come sempre il dubbio nasce. Come è possibile che si sia costruito su un terreno ad alto rischio di movimentazione? I relativi studi di fattibilità non sono stati fatti? Non è che ci saranno delle case abusive lì? E poi visto che siamo in Sicilia, una domanda viene d'obbligo: quale funzionario di turno avrà chiuso un occhio per permettere di costruire in un luogo del genere? Ma forse (anzi sicuramente) questa ultima domanda me la sarei dovuta fare in ogni caso, anche se fossimo stati in un'altra regione. Intanto ci sono state delle morti innocenti, non avrò mai risposta alle mie domande e ancora una volta la mafia ci marcerà sopra i soldi destinati alla ricostruzione che arriveranno dal Nord. Stessa storia già vista moltissime altre volte. Purtroppo.

martedì 26 maggio 2009

Gomorra

Finalmente ho finito di leggere anche io il libro Gomorra. E devo dire che il libro ha un impatto ancora più violento rispetto al film. Ogni parola, ogni frase descrive pesantemente una triste realtà, ti penetra profondamente nella mente lasciandoti un senso di amarezza mista a disgusto. Triste anzi tristissimo il quadro che ne esce fuori. E' un'Italia sconfitta, marcia e irrecuperabile quella descritta da Saviano. E' esattamente quell'Italia che tutti si immaginano all'estero. Tanti gli aspetti che mi hanno disgustata e tra questi, forse per deformazione professionale, c'è quello ambientale. Secondo Saviano, 500 t/giorno di rifiuti da Milano raggiungono il sud per essere illegalmente smaltiti. 14 milioni di tonnellate di rifiuti, praticamente una vera e propria montagna, ogni anno scompaiono misteriosamente. Ora capisco quella gente che al sud manifesta contro l'apertura di nuove discariche, la vedevo in TV in quel periodo in cui si parlava dell'emergenza rifiuti a Napoli (emergenza che è tutt'altro che finita solo che inspiegabilmente nessuno ne parla più). Perche queste finirebbero in brevissimo tempo in mano alla mafia che le trasformerebbe abusvamente in luoghi dove smaltire rifiuti altamente tossici, facendole diventare così vere e proprie macchine della morte. Che tristezza l'immagine che ne esce, fortemente pessimistica: ormai tutto ciò che si poteva distruggere è stato distrutto, ormai la mafia è talmente ben integrata che è difficile da debellare. E' la descrizione di un sud ignorante, che non vede e non sente ed è diventato spazzatura ufficiale di un nord industrioso che contribuisce a sua volta ad arricchire la mafia.
Mi piace l'immagine finale descritta da Saviano che, richiamando il film Papillon, trasmette perfettamente quel senso di angoscia di un giovane che si ribella a questa realtà, che vorrebbe cambiare le cose ma si rende conto allo stempo di essere solamente una goccia in mezzo ad un mare immenso.
Anch'io come Papillon sembravo galleggiare su un sacco colmo di noci di cocco sfruttando le maree per sfuggire dalla Cayena. (...) Avevo voglia di urlare, gridare, volevo staccarmi i polmoni come Papillon con tutta la forza dello stomaco..... con tutta la voce che la gola poteva ancora pompare "Maledetti bastardi, sono ancora vivo!"


domenica 23 novembre 2008

Gomorra

Finalmente sono riuscita a vedere Gomorra. Penso di essere una delle poche che, prima di ieri, non avesse ancora letto il libro o visto il film. Andava fatto, insomma. Per questo quando mi sono messa davanti alla televisione, ero desiderosa di conoscere questa storia, anche se sapevo che descriveva un'Italia vergognosa e irriconoscibile per molti italiani stessi. Peccato che la mia determinazione nel voler vedere e capire a fondo il film è scemata dopo 10 minuti dall'inizio, cioè dopo il tempo che mi ci è voluto per capire che la lingua parlata dai personaggi era per me del tutto incomprensibile, che non c'erano sottotitoli in italiano e che quindi non avrei capito una fava di tutto il film. Morale: il film dovrebbe essere bello, solo che ho capito pochissimo, tutti ammazzano tutti come animali e più che Italia sembra il far west. Mi sono ripromessa o di leggere il libro o di rivederlo in inglese con i sottotitoli in italiano. Magari così ci capirò qualcosa e potrò esprimere un giudizio più approfondito.

mercoledì 15 ottobre 2008

Lontano dall'Italia

A ventotto anni non si può vivere sotto scorta. Non si può rinunciare alla propria vita. Capisco Saviano e la sua scelta di lasciare l’Italia. Perché non significa scappare. Anche questo è un atto di ribellione contro chi gli vuole imporre una vita orribile. All’estero potrà continuare a scrivere quanto di marcio c’è nel nostro paese. Se rimane qui non lo potrà più fare.

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